Ormai l’abbiamo capito: la vera sfida che Veltroni ha lanciato a Berlusconi non ha niente a che fare con la politica. Il duello all’ultimo sangue è, infatti, tutto incentrato sul marketing, sull’efficacia della comunicazione. E’ una lotta all’ultimo slogan tesa a dimostrare che l’ufficio creativo di Pubblitalia a lui gli fa un baffo. E’ una sfida che viene da lontano e che Veltroni ha iniziato già nel 2000 scegliendo, per il congresso DS del Lingotto, quello che solo apparentemente appartiene a don Milani, ma che, in realtà, è il motto intraducibile dei “giovani americani migliori” (e ti pareva!): I care . Sono poi, via via, arrivati a raffica tutti gli altri: Io ci credo – Vogliamo bene all’Italia – Pd decidi tu – La nuova stagione, fino al felliniano Non si interrompe un’emozione preso pari pari da una campagna referendaria comunista (ahi ahi ahi) del 1989 per abolire la pubblicità durante i film. Figuriamoci che cosa riuscirà a partorire adesso che ha a disposizione un intero loft per concentrarsi! Comunque se la Bindi si incazza di più e riesce ad ottenere il congresso e lo fa fuori come segretario, Veltroni un posto assicurato ce l’ha già: l’ufficio creativo dei Baci Perugina!
********A proposito dell’inciucio Veltroni/Berlusconi, a chi gli ricordava che, tutto sommato, anche Berlinguer una volta trattò con Andreotti, Oliviero Diliberto ha prontamente risposto:
"Non mi azzarderei a fare confronti così hard; quella era una fase della vita politica e civile diversa. Berlusconi ha portato una ondata di corruttela che non ha altri esempi nel mondo. Solo in Italia c'è questo guittismo deteriore, portato direttamente dal 'drive in'".Trattando con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale, Veltroni sta commettendo "un errore catastrofico", perché "l'accordo tra i due fa inorridire anche gli elettori del Pd"
… e figuriamoci quelli di sinistra!
giovedì 27 dicembre 2007
Il nuovo che avanza
Incredibile, ma vero! Leggete un po'...
Ci ponemmo più volte alla testa dell'integrazione europea, riannodando sempre la tela distrutta con costanza e con fede. Avevamo creato tutte le premesse per risolvere con serenità e serietà i problemi sociali. Sembrava che tutti gli italiani potessero finalmente guardare al loro avvenire con grande slancio creativo e con immensa speranza.
Sono bastati pochi anni di instabilità politica, di gara demagogica di partiti e di fazioni, di armeggiare distruttivo di piccoli uomini ambiziosi, inquieti, intriganti, volubili e incompetenti, ognuno a capo di una piccola setta, per far ripiombare l'Italia nel marasma politico, nella crisi economica, nel disordine sociale, nel basso livello morale, nell'equivoco e nella umiliazione internazionale. Gli italiani di tutte le classi hanno perduto la fiducia in se stessi, la serenità, la sicurezza, la speranza in un avvenire migliore. O si adagiano in un conformismo piatto e degradante, o dilapidano i risparmi(…)
Si volevano « allargare » le maggioranze democratiche e si sono assottigliate, si volevano isolare le forze eversive e si sono demolite le dighe morali predisposte per impedire il loro assalto allo Stato, si volevano risolvere i problemi sociali e si è regalata l'incertezza e la miseria, si doveva essere all'avanguardia di un rinnovamento europeo e siamo arrivati allo squallido isolamento dell'Italia in Europa(…)
Come nel primo dopo guerra la Nazione è scossa da scioperi di tutte le categorie sociali, si paralizzano i servizi pubblici, le stesse funzioni essenziali dello Stato (amministrazione, giustizia, sanità pubblica) sono compromesse. In una Repubblica parlamentare la dignità e la sovranità del Parlamento dovrebbero essere garantite e indiscutibili. La sovranità del Parlamento è ridotta a una beffa. L'Istituto, dominato dai partiti e dalle frazioni dei partiti, esautorato, umiliato, ha perduto ogni autorità. Il deputato ha salvaguardie di libertà e di immunità persino dinanzi alla legge penale, ma il primo scagnozzo che diventa segretario di partito ha il diritto di punirlo con reprimende, sospensioni, espulsioni. Il ministro della giustizia promuove procedimento disciplinare contro un magistrato della repubblica che ricerca un corpo di reato in casa di un deputato, ma come segretario di partito espelle un deputato per aver pronunciato un libero di¬scorso al Parlamento.
Il governo è formato con tutti i criteri (dosaggio fra Camera e Senato, fra Nord e Sud, fra partiti e correnti interne dei partiti) fuorché col criterio della competenza. I ministri passano da un dicastero a un altro con una disinvoltura invidiabile. I governi sono fatti e disfatti dai partiti e sono esposti ai mutevoli capricci delle loro fazioni.
r. pacciardi, La crisi della prima Repubblica, in “La Folla, 1964
Ci ponemmo più volte alla testa dell'integrazione europea, riannodando sempre la tela distrutta con costanza e con fede. Avevamo creato tutte le premesse per risolvere con serenità e serietà i problemi sociali. Sembrava che tutti gli italiani potessero finalmente guardare al loro avvenire con grande slancio creativo e con immensa speranza.
Sono bastati pochi anni di instabilità politica, di gara demagogica di partiti e di fazioni, di armeggiare distruttivo di piccoli uomini ambiziosi, inquieti, intriganti, volubili e incompetenti, ognuno a capo di una piccola setta, per far ripiombare l'Italia nel marasma politico, nella crisi economica, nel disordine sociale, nel basso livello morale, nell'equivoco e nella umiliazione internazionale. Gli italiani di tutte le classi hanno perduto la fiducia in se stessi, la serenità, la sicurezza, la speranza in un avvenire migliore. O si adagiano in un conformismo piatto e degradante, o dilapidano i risparmi(…)
Si volevano « allargare » le maggioranze democratiche e si sono assottigliate, si volevano isolare le forze eversive e si sono demolite le dighe morali predisposte per impedire il loro assalto allo Stato, si volevano risolvere i problemi sociali e si è regalata l'incertezza e la miseria, si doveva essere all'avanguardia di un rinnovamento europeo e siamo arrivati allo squallido isolamento dell'Italia in Europa(…)
Come nel primo dopo guerra la Nazione è scossa da scioperi di tutte le categorie sociali, si paralizzano i servizi pubblici, le stesse funzioni essenziali dello Stato (amministrazione, giustizia, sanità pubblica) sono compromesse. In una Repubblica parlamentare la dignità e la sovranità del Parlamento dovrebbero essere garantite e indiscutibili. La sovranità del Parlamento è ridotta a una beffa. L'Istituto, dominato dai partiti e dalle frazioni dei partiti, esautorato, umiliato, ha perduto ogni autorità. Il deputato ha salvaguardie di libertà e di immunità persino dinanzi alla legge penale, ma il primo scagnozzo che diventa segretario di partito ha il diritto di punirlo con reprimende, sospensioni, espulsioni. Il ministro della giustizia promuove procedimento disciplinare contro un magistrato della repubblica che ricerca un corpo di reato in casa di un deputato, ma come segretario di partito espelle un deputato per aver pronunciato un libero di¬scorso al Parlamento.
Il governo è formato con tutti i criteri (dosaggio fra Camera e Senato, fra Nord e Sud, fra partiti e correnti interne dei partiti) fuorché col criterio della competenza. I ministri passano da un dicastero a un altro con una disinvoltura invidiabile. I governi sono fatti e disfatti dai partiti e sono esposti ai mutevoli capricci delle loro fazioni.
r. pacciardi, La crisi della prima Repubblica, in “La Folla, 1964
mercoledì 26 dicembre 2007
Crisi al Comune: frenata generale

L'amministrazione di centrodestra a Somma è in crisi?
La domanda non è affatto retorica, perchè la risposta è -No, non è in crisi...anzi!
Il sindaco è, ufficialmente, senza giunta da non so più quanti mesi; nessuno si strappa i capelli; i consigli comunali si svolgono con la solita cadenza; il rito delle adunanze in periodi di crisi è rispettato alla lettera: alcuni consiglieri di minoranza attaccano, polemizzano, si agitano. La stessa cosa, come da prassi, fanno alcuni consiglieri della maggioranza. Si scrivono documenti, si affiggono manifesti, si inviano lettere al prefetto. Le segreterie dei partiti di maggioranza sono in riunione permanente; lo stesso dicasi di quelle dei partiti di opposizione. Sul marciapiede si annunciano esposti alla Procura; nei bar cittadini guelfi e ghibellini si offrono reciproche tazzulelle 'e cafè con ammiccamenti vari.
Tutti dicono peste e corna dell'uno e dell'altro; tutti si dichiarano insoddisfatti, delusi, costernati per le sorti del "paese"; ma, intanto, continuano a stare lì, ben agganciati allo scanno, quando basterebbe, semplicemente, dimmettersi tutti e mandare a casa il sindaco (se è veramente questo che si vuole!)...E, invece, tutti continuano a giocare come il gatto col topo; solo che, questa volta il topo non è il sindaco, ma siamo tutti noi "cittadini" di questo disgraziato paese impunemente richiacchizzato
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